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[Teen Wolf] I knew you were trouble

Titolo: I knew you were trouble
Fandom: Teen Wolf
Personaggi/Pairing: Stiles, Derek, Scott, Isaac, Boyd, Erica | Sterek.
Wordcount: 1448
Rating: SAFE
Warnings: pseudo slash molto molto sottinteso, cuteness, MAMA STILES
Scritta per: quarta missione del COWT3 di maridichallenge + Notte Bianca VIII
Note: 1. Passiamo allegramente sopra al fatto che l’interpretazione del prompt del COWT3 si limiti soltanto al titolo della canzone. Shhhh.
2. Questa cosa non ha senso, tanto per cambiare. Amen.


«Io sono ancora convinto che questa sia la peggiore idea che abbiate mai avuto. Tipo la peggiore idea di sempre, se capite cosa intendo. Peggio di quella volta che ci siamo chiusi a scuola con lo zio squilibrato di Derek. E questo dice tutto» sussurra Stiles aggrappandosi con tutte le sue forze allo stipite della porta, maledicendo il giorno in cui il suo migliore amico è diventato un fottuto licantropo e tutta la forza fisica che ha guadagnato da quel momento in poi.
La stessa forza fisica che prevale ovviamente su di lui, facendolo finire in mezzo alla stanza e, con una precisione che farebbe invidia ad un cecchino, esattamente contro la schiena di Derek.

Il motivo del contendere è semplicemente una richiesta che tutti i grossi e codardi lupi mannari – e nel conteggio è compresa anche Erica – gli hanno presentato più o meno alle otto di mattina del piovoso mercoledì di quella settimana e già soltanto questo sarebbe stato sufficiente a mettere Stiles nelle condizioni ideali per rispondere con un secco e immediato no.
Nel sentire poi quale fosse quel minuscolo ed insignificante favore che quel branco di cretini stava domandando a gran voce Stiles era quasi scoppiato a ridere, convinto com’era che quello fosse uno dei soliti scherzi idioti di Scott: con tutte le buone intenzioni del mondo non riusciva proprio a credere che quel puoi chiedere a Derek di darci la serata libera? potesse essere serio.
«Ma perché io?»
«Perché Derek reagisce meglio quando sei tu a chiedere le cose. O a fare cose che non si dovrebbero fare. O a chiedere di fare cose che non si dovrebbero fare» a quelle parole Stiles non aveva potuto fare a meno di ridere di nuovo, finendo quasi per cadere all’indietro dritto sul pavimento sporco della mensa.
«State scherzando, vero? Quattro volte su cinque quando parlo con lui finisco contro un muro con una fila di zanne a due millimetri dalla mia gola-- io questo non lo chiamerei esattamente reagire meglio».
Non aveva ben compreso lo sguardo ammiccante che Scott e Isaac si erano lanciati a quel punto – e continuava a non comprenderlo anche dopo tre giorni – e dopo qualche minuto di insistenti richieste di una minima spiegazione aveva deciso che sarebbe stato meglio lasciar perdere.
Quel lasciar perdere ovviamente era riferito soprattutto alla richiesta che gli altri avevano avanzato – e d’altra parte aveva messo subito in chiaro con tutti che avrebbero dovuto cavarsela da soli e che no, lui non aveva alcuna intenzione di improvvisarsi mamma di un branco di lupetti spelacchiati – e altrettanto ovviamente i tutti avevano ignorato ogni sua singola parola, continuando ad insistere per il resto della settimana.
Almeno fino a quando Scott non aveva ottenuto con metodi ben poco corretti ed ortodossi quello che tutti loro volevano.
«Spiegami perché lo devo fare io. Avanti, avanti: spiegamelo» erano amici da una vita ed effettivamente Stiles aveva sempre pensato che Scott non fosse del tutto a posto con la testa ma mai, nemmeno nei suoi incubi peggiori, aveva mai creduto possibile che quel deficiente del suo migliore amico potesse arrivare a tali livelli di idiozia mentale.
«Perché--»
«No, perché questa cosa va al di là delle leggi fisiche che governano il mondo! È come chiedere ad una balena azzurra di uscire dall’acqua, sollevarsi sulla coda e saltellare fino a Beacon Hills per andare a capitanare la squadra di Lacrosse!»
«.. Non ti sembra di stare un po’ esagerando?»
«Vuoi che ti faccia un altro geniale esempio? Sarebbe come--»
«Stiles, amico, ho capito. Non lo chiederai tu a Derek» Scott sospirò e chinò il capo, risollevando lo sguardo giusto un secondo più tardi per rivolgergli l’espressione che Stiles tradusse immediatamente come un guardami guardami ti sto facendo gli occhini da cane bastonato – più correttamente da lupo mannaro bastonato – e abbandonato sul ciglio della strada senza cibo né acqua in piena estate, guardami, non puoi dirmi di no, guardami; «allora immagino che dovremo lasciare perdere..»
«.. Oh, vaffanculo McCall» e Scott seppe in quel momento di averla avuta vinta.

Dunque è esattamente per questa lunga serie di motivi che Stiles in quel momento si ritrova davanti ad un paio di labbra strette in un’espressione stizzita, pronte a snudare la sopracitata fila di zanne affilate.
«Credo di non aver capito bene» ringhia il proprietario delle suddette zanne e Stiles deglutisce a vuoto, improvvisamente conscio della sua probabile, vicinissima morte.
«Branco volere uscire. Sabato sera. Festa» eppure, nonostante le alquanto serie minacce di morte rivolte alla sua persona, non sembra avere la minima intenzione di lasciare da parte anche per un solo secondo il sarcasmo di cui le sue parole sono intrise; «non è un concetto così tanto difficile, sai?»
Un secondo ringhio lo trattiene dal continuare quella frase con qualcosa di possibilmente ancora più offensivo nei confronti della somma intelligenza dell’alpha; «non prendermi per il culo, Stilinski».
«Non c’è bisogno che sia io a prenderti per il culo: lo fai già perfettamente da solo» quelle parole sfuggono dalla sua bocca senza l’effettivo consenso della mente di Stiles che si rende conto nell’istante successivo di aver fatto un’enorme, gigantesca cazzata.
L’ennesimo ringhio di Derek – ormai è quasi convinto che quello sia il suo unico modo di esprimere emozioni: dovrebbe decisamente fare un corso velocizzato tipo imparare a trattare normalmente con le persone in cinque semplici mosse ed eliminare tutta quella forza bruta che fa così tanto Medioevo – lo costringe ad esibirsi in una smorfia leggermente ansiosa che muta in un mezzo tentativo di protesta nel sentirsi sbattere contro il muro.
«Ehi, andiamo! Non puoi fare così ogni volta, comincia a diventare fastidioso!»
«Primo: taci. Secondo: faccio quello che mi pare. Terzo: ripetimi cosa vogliono fare quei deficienti e soprattutto spiegami perché hanno mandato te a chiedermelo».
Per una frazione di secondo Stiles si ritrova a fissare con insistenza le labbra dell’altro a neanche due millimetri dalle sue, chiedendosi cosa diavolo ci sia di sbagliato nel cervello di Derek Hale per indurlo a comportarsi così e che cosa diavolo ci sia di sbagliato nel suo per fargli trovare eccitante una cosa del genere.
Cosa che dovrebbe al limite spaventarlo a morte, ecco, tanto per essere precisi.
«Primo: se sto zitto non posso risponderti. Secondo: non sono uno dei tuoi lupacchiotti spelacchiati quindi non puoi darmi ordini. Terzo: non so più come spiegarti che vogliono la serata libera da qualsiasi cosa tu volessi fare per andare ad una maledettissima festa!»
Stiles tira un sospiro di sollievo quando finalmente Derek lascia la presa, permettendogli di riprendere a respirare correttamente; il momento di gioia e gratitudine dura ben poco, sostituito giusto qualche secondo più tardi da un Derek leggermente incazzato pronto a prendersela con gli altri deficienti e per quanto possa essere divertente vedere Isaac nascondersi dietro Scott con un’espressione giusto un po’ spaventata Stiles sente nel profondo di dover fare qualcosa.
«Non mi sembra una richiesta così assurda, comunque».
«.. Chiedo scusa?» ed ecco come al solito il preciso momento in cui Stiles si rende conto di aver pensato, detto e fatto una cazzata senza neanche mezzo motivo logico.
«Voglio dire-- non vedo cosa ci sia di male nel lasciare loro una serata libera per divertirsi. Fanno quello che vuoi tu notte e giorno per tutta la settimana e almeno una sera di riposo se la meritano».
Derek lo guarda con un’espressione che rasenta l’incredulo e lo stesso Stiles non è affatto sicuro di essere stato davvero così stupido da contraddirlo.

«Questa è sinceramente la cosa più inquietante che io abbia mai sentito. Visto. Visto e sentito» commenta Isaac dopo essersi assicurato di aver raggiunto una distanza di sicurezza che gli permetta di non venire squartato nei circa tre secondi necessari a Derek per prenderlo.
«Vero? È come se fossero--»
«I nostri genitori?»
«Io non lo voglio Derek come papà, ugh».
«Stiles come mamma non sarebbe tanto male. Voglio dire, sentilo: ci sta difendendo!»
L’animata discussione imbastita dal branco viene interrotta dall’improvvisa entrata in scena degli altri due: Derek sembra quasi sorridere – ma quello in realtà è un sogghigno e tutti ne sono spaventosamente consci – mentre Stiles, letteralmente gettato sulla spalla destra dell’alpha, si esibisce in un’espressione alquanto terrorizzata.
«Avete la serata libera. Io mi tengo Stiles come ostaggio».
«.. Oh» a nessuno dei due sembra una buona idea negare a Derek quell’unica richiesta – più ordine che richiesta, effettivamente –, così si limitano ad alzare le spalle ed annuire, ricevendo in tutta risposta un gridolino indignato da parte di Stiles.
«Maledetti schifosi traditori! Non potete lasciarmi nelle grinfie di un licantropo psicopatico! Cercherà di uccidermi, mi-- mi squarterà e cucinerà un delizioso arrosto di Stiles! Non potete andarvene!»
«Apparentemente possono eccome».
Derek sogghigna nel sentire la porta chiudersi circa due secondi più tardi e nel vedere le labbra dell’altro tirarsi in quella smorfia pericolosa Stiles sa di essere spacciato.
Eppure per qualche strana ragione non riesce ad esserne completamente dispiaciuto.
Tags: challenge: cow-t, challenge: notte bianca, fandom: teen wolf, pairing: derek hale/stiles stilinski
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